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CIRCOLO DI SETTIMO MILANESE

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NO AL GOVERNO DELLE BUGIE!!!

Partito Democratico
Pubblicato da in Articoli ·
-  aggredire il Pd con bugie e falsità;
- azionare una potente macchina del fango  sui social.
Pagine non ufficiali creano, amplificano, rilanciano notizie false e accuse violentissime.
Ne sono la  prova le minacce di morte ricevute dalla Deputata Anna Ascani per avere svelato e denunciato  delle fake news.
Anna Ascani, deputata umbra del Pd, a seguito delle minacce di morte, ha denunciato alle forze dell’ordine le minacce che ha ricevuto sui social dopo aver smascherato - insieme a David Puente - il falso esponente democratico di Forlì, a firma Tommaso Ciarponi, che il giorno dopo la tragedia del ponte Morandi di Genova aveva postato su Twitter un messaggio con alle spalle il simbolo del partito in cui si diceva dispiaciuto solo perché sotto le macerie non erano morti anche i vice premier Salvini e Di Maio. E’ questo un esempio di odio, Il tweet era stato rilanciato più volte come esempio dell’odio verso gli esponenti dell’attuale governo e ripreso da vari giornali. È bastato però un rapido controllo per verificare che al Pd di Forlì il sedicente Ciarponi nessuno lo conosceva e lo aveva mai visto, e risalendo all’origine dell’account Facebook, prima di diventare «esponente Pd», si evidenziava i suoi «like» all’attività politica di Matteo Salvini.
Il Partito Democratico ha chiesto  che il Governo   convochi immediatamente il Parlamento,  consapevoli che Autostrade deve pagare per le sue responsabilità facendosi carico di tutti i costi, per la sicurezza per il ripristino e per le indennità alle famiglie e alle cose.
E visto che si tende a dare le responsabilità al Pd rispetto al tema della concessione e alla questione del contratto con le Autostrade, chiediamo a  Salvini, Vice Presidente eMinistro degli Interni di ragguagliare gli Italiani su come lui abbia espresso il suo voto   rispetto al salva Benetton.
La verità che Salvini nasconde è che "Nel 2008  votò a favore del salva-Benetton" , che diede al gruppo le concessioni molto vantaggiose per Autostrade.
Il PD, invece, votò in blocco contro questo decreto.
Salvini governava con Berlusconi, ora non se lo ricorda più?  Meglio rinfrescargli la memoria", visto che  allegato al verbale esiste l’elenco  dei voti, tra cui si legge il nome di Matteo Salvini e accanto "favorevole".

Le bugie hanno le gambe corte questo vale sicuramente per Salvini e la Lega, infatti

quando il Carroccio era al governo nel 2008 cancellò delle norme introdotte da Prodi che davano maggiori garanzie ai cittadini su tariffe e investimenti. Mentre per quanto riguarda il M5S  nella scorsa legislatura  non intervennero mai nella discussione durante  l’indagine sulle concessioni.
A riscontro delle nostre affermazioni, riportiamo l’intervento di Chiara Braga, Parlamentare, nella XVI Legislatura, Seduta n. 10 di mercoledì 28 maggio 2008:
Signor Presidente, intervengo a titolo personale per esprimere la forte contrarietà rispetto all’articolo aggiuntivo 8.012 (Ulteriore nuova formulazione) del Governo e, in particolare, sui contenuti del comma 2.
Esprimo un voto contrario a causa di questa procedura straordinaria di approvazione, non solo delle convenzioni siglate dall’Anas ma anche degli schemi sottoscritti dalle società concessionarie, che rappresenta una forzatura non condivisibile per il metodo e il merito della questione posta. Per il metodo, data la rilevanza del tema e l’entità delle risorse economiche in gioco, è sconvolgente che non si possa procedere secondo i termini ordinari di un percorso legislativo che coinvolga correttamente le Commissioni e il Parlamento e che si avvalga dei pareri tecnici degli organi competenti.
Non condivisibile rispetto al merito, in quanto la rilevanza del tema richiede la necessità di una riflessione attenta e approfondita sui diversi aspetti delle concessioni autostradali, sulla congruità dei canoni, dei controlli e della trasparenza della procedura quando invece l’approvazione acritica degli schemi di concessione toglie ogni possibilità di controllo, di verifica e di garanzia.
Nel 2008,  uno dei primi atti del governo di centrodestra  fu il decreto legge 59 sull’attuazione di obblighi comunitari; l’articolo 8-duodecies prevedeva l’approvazione per legge di tutte le nuove convenzioni con i concessionari autostradali già sottoscritte da Anas ma che ancora non avevano ricevuto il parere favorevole di Nars, Cipe e commissioni parlamentari. Compresa quella con Autostrade per l’Italia.
Si aggiunga che questa convenzione, a differenza di tutte le altre, prevedeva il riconoscimento di aumenti tariffari annuali di almeno il 70% dell’inflazione reale, a cui andavano ad aggiungersi gli aumenti sugli investimenti in corso: cioè aumenti assicurati fino al 2038, indipendentemente dalla valutazione sulla qualità del servizio e la realizzazione degli investimenti.
Un trattamento che in base a un’altra norma di quel governo (articolo 3 comma 5 del dl recante “Misure urgenti anti-crisi per famiglie, lavoro e imprese) è stato esteso a tutte le altre concessioni, cancellando così una misura voluta dal governo Prodi nel 2006, che legava invece in modo stringente la possibilità di aumenti tariffari a qualità del servizio e investimenti realizzati.
E ancora la norma approvata nel 2008 cancellava la possibilità, sempre prevista dalla riforma Prodi, di ottenere migliori condizioni per interesse pubblico sulle concessioni autostradali: se le concessionarie non accettavano le richiesta di miglioramento delle condizioni, Anas aveva titolo a revocare la concessione e metterla a gara.
In sintesi: convenzioni con le concessionarie autostradali approvate togliendo ogni possibilità di verifica agli organismi di controllo e riducendo gli spazi di intervento per il pubblico, compresa quella sottoscritta con Autostrade per l’Italia.
Questa è la verità che va gridata, di fronte alle dichiarazioni incredibili ascoltate all’indomani della tragedia di Genova.
Le norme a cui si fa riferimento sono state scritte da un governo che vedeva tra i suoi componenti i ministri della Lega Calderoli, Zaia, Maroni, Bossi e il viceministro alle infrastrutture Castelli (nonché Giorgia Meloni, indimenticabile Ministro della Gioventù) e approvate da un Parlamento che vedeva in maggioranza la Lega, con ruoli di assoluta responsabilità, allora come ora a fianco dei Cinque Stelle.
E gli stessi rappresentanti della maggioranza che oggi annunciano scelte esemplari, dovrebbero spiegare dove erano quando nella scorsa legislatura, in commissione Ambiente, svolgevamo audizioni sul sistema delle concessioni autostradali, nell’ambito di un’indagine conoscitiva proposta dal Pd: non una domanda o intervento nelle varie sedute della commissione di rappresentanti della Lega e qualche rara comparsata dei Cinque Stelle.
Al ministro Toninelli, che in Parlamento è venuto una sola volta a parlarci delle sue linee programmatiche, chiediamo perché non ci ha parlato nel suo programma delle concessioni Autostradali,  mentre ha chiaramente detto che la Gronda di Genova è un’opera inutile e da rivedere.
Al ministro e Vice Presidente  Di Maio che nel suo tentativo di additare colpevoli ha imputato allo Sblocca Italia di aver fatto regali alle concessionarie, diciamo che questa posizione è falsa, perché oltre a non prevedere nessun “regalo” ma prevedeva  una procedura sottoposta al vaglio preventivo dell’Europa,  non esiste più perché è stato abrogato dal Codice degli appalti, quello che il suo governo vuole invece smantellare.
Di fronte alle macerie e alla disperazione di famiglie e comunità che hanno visto morire in un modo così assurdo i propri cari, hanno raccontato bugie e anche il Presidente del Consiglio Conte, che anziché trasmettere messaggi di fermezza e di compostezza abbia detto “non possiamo aspettare i tempi della giustizia”. Sono parole eversive dello stato di diritto, che evocano la “forca” contro un “nemico” già individuato e condannato in modo sommario e anticipano provvedimenti propagandistici di revoca che se attuati senza prima verificare e predisporre le basi legali (governare è una cosa seria) esporrebbero lo Stato, e tutti i cittadini, a conseguenze rovinose.
Ora basta. Bisogna scendere in piazza contro il regime gialloverde che usa la menzogna a fini propagandistici e politici per attaccare i capi saldi della nostra democrazia,  riducendo drasticamente la qualità della nostra democrazia fino al rischio di far saltare per aria l’idea di stato di diritto e di coesione nazionale.
Il tutto senza che i governanti abbiano un’idea sul da farsi. Invece di chiamare tutte le forze politiche, sociali, morali, professionali ad una gigantesca impresa comune – salvare innanzi tutto Genova e piano piano il Paese – i gialloverdi insultano mezzo mondo, l’Europa, i tecnici, l’opposizione.
E’ giunto il momento  di costruire capillarmente – attraverso il lavoro quotidiano di ciascuno, – una rete politica di opposizione a questo embrione di regime autoritario, incolto e senza idee.


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